Giuseppe Andriani
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Lepore si confessa a SC24: “Io, l’ultimo a lasciare il campo in Salernitana-Nocerina”

Checco Lepore, calciatore della Nocerina, fu l'ultimo a lasciare il campo nella partita - farsa di Salerno che gli è costata un anno di squalifica.

Lepore si confessa a SC24: “Io, l’ultimo a lasciare il campo in Salernitana-Nocerina”
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Ci vuole tempo, e voglia di stare dall’altra parte per capire determinate questioni che vanno a formare esperienza di vita, piuttosto che storie di sport. Francesco (detto Checco, o Franco) Lepore è stato l’ultimo calciatore ad abbandonare (per infortunio) la partita-farsa Salernitana – Nocerina. Fu vietata la trasferta ai tifosi ospiti, che com’è noto, chiesero alla squadra di non giocare. Il calciatore ex Varese sceglie SportCafe24.com per raccontare, per la prima volta dopo la squalifica (1 anno, per illecito sportivo), la sua partita e tutto quello che le ha tristemente fatto da contorno.

Da fuori si sono sprecati i commenti e i tentativi di chiarire cos’è successo alla Nocerina prima del derby di Salerno. Voi, come gruppo, e tu, come calciatore, avete vissuto l’attesa alla partita e tutte le polemiche sul divieto di trasferta?

“Nei giorni precedenti avevamo visto e capito che la partita non si sarebbe fatta senza i tifosi. Il nostro intento era quello di giocare, perchè in settimana avevamo preparato la partita come sempre. Avevamo intenzione di dare una gioia anche ai nostri tifosi, a cui era stata impedita la trasferta”.

Poi l’arrivo a Salerno, quella mattina d’inferno e i 45 minuti di ritardo sulla tabella di marcia…

“E’ stato gestito male il tutto. C’era una situazione surreale, era una partita di calcio ma siamo stati scortati da camoniette ed elicottero. Ci siamo domandati se fosse una partita di calcio o una guerra. Eravamo impauriti. Poi dopo la riunione tecnica  abbiamo visto il casino fuori dall’hotel e in città ed, essendo anche tutti molto giovani, eravamo impauriti”.

Sentite comunque di non esser stati protetti e tutelati da chi avrebbe dovuto fare. La sensazione che si ha è questa.

“Non siamo stati tutelati. Anzi, abbiamo ricevuto ulteriori pressioni. Quando a Salerno non volevamo scendere in campo il questore ci ha quasi obbligati. Ci sono stati illustrati problemi di ordine pubblico che si sarebbero verificati se non avessimo giocato. Io personalmente ho detto al questore: <se qualcuno qui fa il cretino è colpa nostra? Siamo vittime, non colpevoli>”.

Emerge dunque la vostra volontà di non giocare, poi però siete scesi in campo.

“Noi avevamo chiesto aiuto ma non siamo stati aiutati. Non volevamo giocare, volevamo denunciare i fatti e tornare a casa. Ce l’hanno impedito e abbiamo ricevuto pressioni anche dalle istituzioni. Ci è stato impedito.  Non c’erano le condizioni anche psicologiche per giocare una partita del genere, la mente determina tante cose. Abbiamo deciso dunque, visto che quasi obbligati, di scendere in campo, non potevamo fare altro. Noi abbiamo chiesto aiuto, ma non c’è stato dato”.

Appare lucido Checco nel raccontare il tutto, a volte si ferma però, ci pensa. Non è uno con i peli sulla lingua, cerca semplicemente di farci capire i 3-4 giorni più assurdi della sua carriera, e che ora rischiano di cambiargli, a livello sportivo, la vita. Gli si abbassa il tono della voce quando parla delle sentenze, di tutto ciò che è successo dopo. Dell’esser diventati colpevoli, così come disse al questore quell’ormai famoso giorno.

Qualche giorno fa poi sono arrivate le sentenze. Qual è la situazione? Avete avuto la sensazione di esser stati puniti in maniera eccessiva?

“Secondo me parlare di illecito mi sembra assurdo, anche per quanto sentito dagli avvocati. La società è stata ritenuta colpevole per responsabilità oggettiva, altri calciatori che erano indagati per illecito sono stati prosciolti ora siamo rimasti in 7. Cinque calciatori più il mister ed il vice-allenatore. Abbiamo fatto ricorso, il primo appello e ora il 13 ci sarà la seconda sentenza. Siamo fiduciosi, anche perchè i legali hanno fatto un buon lavoro. Abbiamo giocato il primo tempo ed è finita in parità, ora c’è il secondo e vogliamo vincere”.

Per un calciatore come te al culmine della carriera cosa vuol dire non sentire il campo la domenica?

“Noi ci alleniamo come se domenica dovessimo affrontare il Benevento, perchè questa domenica ci sarebbe toccata questa partita. Poi la domenica non c’è nè il Benevento nè qualche altra squadra, ma noi continuiamo così. Dimostriamo che non vogliamo mollare Nonostante tutto”.

E’ difficile parlarne in un momento così, ma che progetti fai per il futuro?

“Il mio obiettivo ce l’ho ben chiaro, ma passa tutto dalla squalifica. Se vengo assolto posso continuare a credere nell’obiettivo, se prendo qualche mese a Giugno posso riprendere. Passa tutto da lì”.

Sei legatissimo al Lecce, è ormai cosa nota. Sogni di tornarci?

“Da bambino sognavo il Lecce, e spero di tornarci presto. Spero che ci saranno le possibilità”.

E’ bello sentir parlare ancora di sogni, in un calcio che ha vissuto una pagina triste. E’ meno bello rischiare di vederli spezzati, perchè una pagina triste non può firmarla soltanto una parte. Mentre gli altri si tirano indietro.

Giuseppe Andriani

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