Elisa Belotti
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I segreti di Osage County

Chi si marita con parenti, corta vita e lunghi tormenti

I segreti di Osage County
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È SPARITO IL BABBO! – «Grazie a Dio non prevediamo il futuro altrimenti non ci alzeremmo dal letto!». Beverly Weston, poeta e gran bevitore, non si trova più. Questo è l’evento che dà origine alla storia che John Wells porta sullo schermo. Una storia tratta da una pièce teatrale con cui Tracy Letts si aggiudica il premio Pulitzer. La scomparsa di Beverly, è, prima di tutto, la scomparsa di un padre che costringe le tre figlie (Julia Roberts che mai è stata tanto bella, con famiglia al seguito, Juliette Lewis e Julianne Nicholson) a tornare in quell’Oklahoma afoso dal quale erano, tutte tranne Julianne-Ivy, fuggite. Ad attenderle c’è Violet (date l’Oscar a Meryl Streep!), una madre che si imbottisce di psicofarmaci per superare il dolore del cancro alla bocca. Accorrono alla magione anche la sorella di Violet, il marito e l’ingenuo figlio.

Un'immagine tratta dal film "I segreti di Osage County"

Un’immagine tratta dal film “I segreti di Osage County”

«La vita è molto lunga»: con questa citazione di T.S. Eliot, Sam Sherpad, che interpreta Beverly, apre il film. Beverly era “scappato” in altre occasioni, ma questa volta non tornerà: suicidatosi in un lago, nel quale verrà ritrovato di lì a poco (che bella quella scena di lui che guarda un altrove, e poi se ne va in barca. In un altrove nuovo ancora). Tutto il film gira intorno ai momenti successivi al rinvenimento del cadavere. Il pranzo funebre e i giorni a esso consecutivi saranno palcoscenico di isterie famigliari e segreti inconfessabili (davvero esilaranti, nonostante la loro tragicità).

UN FILM PER TUTTI I SENSI – C’è chi pensa che al cinema si vada solo per vedere un film, ma, in alcuni casi, speciali casi, non è così. E lo schermo ti ingloba, ti rende fruitore partecipe. Anche in questo caso, è dalla vista che partiamo, ma non ci fermiamo lì. Si potrebbe dire, forse peccando un po’ di retorica, che questo film è una poesia (una buffissima poesia) per i sensi. Come la frase di T.S. Eliot arriva in quella zona di noi (chiamatela anima o mediastino medio) nella quale sentiamo le cose un po’ più forte, così fa la fotografia del film. Dai campi lunghi su crepuscoli in cui il rosso s’inazzurra ( o il blu s’imporpora, valli tu a capire i colori!), ai dettagli dei calzini zuppi d’acqua del cadavere di Beverly, o dei gemelli che gli vengono messi perché sia in ghingheri, come si usa, nella bara. Ai primi piani su quei volti sconvolti da problemi personali, con espressioni così serie e grottesche da far ridere. Ma questo film è anche tatto, la sensazione del caldo afoso di quella casa in Oklahoma dove le tende sono state fissate alle finestre. Un caldo umidiccio, sudaticcio, fastidioso tanto da uccidere due uccelli tropicali. E udito, nelle urla dei parenti (serpenti, ci direbbe Monicelli), ma soprattutto in una colonna sonora che miscela ilarità e serietà: Hinnom,TX di Bon Iver e Last Mile Home dei Kings of Leon profonde, tristi, immense per poi sfumare in Lay Down Sally di Eric Clapton che ti viene voglia di ballare, lì, in sala, con Meryl. Il gusto di quei piatti e, soprattutto quello del pesce gatto che nessuno, alla fine, mangia. E l’odore di sigarette, di quelle che Violet fuma nonostante la il tumore le bruci la bocca. Di quella che Beverly fuma, mentre fa il colloquio a Johnna (la nuova colf) e quello dei libri vecchi, quello dei libri di poesia che restano sugli scaffali pronti a dirci cosa ne pensava un poeta della vita, ma solo quando lo vogliamo. Allora apriamo il libro di T.S. Eliot, come Beverly, e ricordiamone un’altra, di frase: «Dov’è la Vita che abbiamo perduto vivendo? ».

Questo film è una poesia di immagini e sensi che incornicia i drammi dei personaggi. Drammi veri, drammi crudi, ma che, a tratti, fanno scompisciare dalle risate. Perché tutte le nostre tragedie, viste con lo sguardo giusto, fanno ridere, Signori! Perché, in fondo, la famiglia Weston è solo poco più assurda di tante famiglie, forse anche delle nostre. E la vita dei personaggi di questo dramma non lo è molto più della storia di ognuno di noi. Allora ridiamo della vita, della morte, dell’isteria, della sfortuna, della malattia. Abbiamo forse potere più grande?

Elisa Belotti

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