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Mondiali 2014, il grande rifiuto: il curioso caso di Carlos Vela

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Vela, attaccante della Real Sociedad.

Benjamin Button nasceva vecchio e moriva bambino, Carlos Vela diventa calciatore e rifiuta i Mondiali: due paradossi, entrambe assurdità lontane da ogni logica, con la piccola differenza che il primo è il protagonista di un film mentre il secondo è cronaca reale. I motivi dietro questa sorprendente decisione forse non saranno mai noti, le voci si rincorrono, quella ufficiale convince poco: una sola certezza, il Brasile perde un altro grande protagonista della kermesse in programma dal prossimo giugno.

VENGO ANCH’IO, ANZI NO – Giuliano Palma cantava “Messico e nuvole” in una hit di qualche estate fa, sarebbe una colonna sonora ad hoc per il mistero che avvolge la vicenda di Carlos Vela. Nubi grigie aleggiano sulla sua risposta negativa alla convocazione mondiale, così come a tutte quelle precedenti. Perché il miglior giocatore del Messico rifiuta di partecipare al sogno di ogni bambino, giocare un Mondiale e per di più in Brasile, Patria del calcio? E soprattutto, con il ruolo di assoluto protagonista ed idolo di una nazione intera ed appassionata di calcio? La motivazione ufficiale parla di un Vela “non pronto emotivamente ad affrontare un impegno come quello dei Campionati del Mondo“. Consistendo tale impegno nel “giocare a pallone” e non nel spaccare pietre o lavorare in miniera, la giustificazione non regge. Un calciatore che rifiuta di partecipare all’evento più importante della propria carriera nasconde ben altre ragioni, proprie o imposte da terzi. Hugo Sanchez, leggenda del Real Madrid, addirittura innalza ad eroe e simbolo di dignità il giocatore ex Arsenal: “Non se la sente di togliere il posto a chi si è guadagnato col sudore la qualificazione ai Mondiali nel girone eliminatorio. E’una scelta di enorme valore morale“. In effetti, Vela ha rifiutato qualsiasi chiamata del Messico negli ultimi 2 anni, senza mai chiarirne i motivi. Il centravanti, da tre anni alla Real Sociedad, era una delle maggiori promesse a livello mondiale, vincendo la scarpa d’oro a soli 16 anni nei Mondiali Under 17 vinti proprio dai Tricolor. L’avventura all’Arsenal non è felice, 29 presenze e 3 reti in 3 anni, ma sarà alla Real Sociedad che esploderà definitivamente. 92 presenze e 35 gol in tre stagioni, trascinerà i compagni sino alla Champions League, giocata nel corso di questa stagione da grande protagonista con 8 presenze e 3 gol, preliminari compresi.

A 25 anni guarderà da casa i Mondiali di cui poteva essere uno dei maggiori protagonisti: o virerà per qualcosa di “meno pesante emotivamente” in qualche spiaggia dorata dal mare cristallino.

Orazio Rotunno

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