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Mazzarri da esonero: per i numeri, non per i fatti | Faccia a Faccia

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Zanetti, Thohir e Mazzarri insieme a tavola (fonte: www.inter.it)

Una vittoria (nel derby) nelle ultime dieci partite, zero nel 2014 ed ultimi nella speciale classifica limitata a questo lasso di tempo. Qualsiasi allenatore con questo “passo” sarebbe stato sollevato dall’incarico, qualsiasi Presidente avrebbe preso in mano la situazione e sferrato un cambio immediato e brusco ad un ambiente depresso e che non vede la luce in fondo al tunnel. Dunque, perché non trapelano voci di insofferenza verso Mazzarri? Come mai la sua posizione appare così salda?

CREDERE IN MAZZARRI, SI PUO’ E SI DEVE – L’ultima cosa che in questo momento serve alla Pinetina è l’ennesimo ribaltone. Thohir, stando alle parole del tecnico toscano, sembra stimare il suo lavoro ed il suo gioco. Quello di inizio stagione, s’intende, il che porta subito alla prima domanda: cosa è cambiato da quell‘Inter solida e col miglior attacco sino al mese di novembre? Trovare una spiegazione oggettiva non è facile, ma potremmo semplicemente affermare che il problema dell’Inter di oggi nasce dall’Inter di ieri. Essere andata così oltre le aspettative, aver creato false illusioni, aver avuto un impatto così positivo sulla squadra: oggi Mazzarri paga l’eccellenza del suo lavoro iniziale, sciolto come neve al sole con l’avanzare dell’inverno. Sono emerse una ad una le pecche e l’inconsistenza di una rosa indiscutibilmente non da primi tre posti, forse nemmeno all’altezza della Fiorentina, ragion per cui l’Inter starebbe occupando la zona di classifica che le compete, niente di più e niente di meno. A lungo andare Jonathan ha terminato l’elisir magico e si è rivelato per quello che è, un modesto giocatore, subito rimpiazzato da D’Ambrosio. Cambiasso di inizio stagione era straripante per forma fisica e contributo realizzativo, uomo chiave tatticamente della squadra, è calato a vista d’occhio e con se l’intera squadra. Alvarez e Guarin fanno dell’incostanza il loro pane quotidiano, vissuto un momento di splendore sono calati sotto tutti i punti di vista e l’Inter non ha potuto non risentirne. Infine la situazione più grave, quella del reparto offensivo: Palacio ha retto da solo fino a che ha potuto, dopo di che ha fisiologicamente avvertito un calo di prestazioni a livello fisico e mentale. Mazzarri non ha mai potuto contare su delle alternative, sempre infortunati Milito ed Icardi, inconsistente invece Belfodil. Il tutto si aggiunge ad un reparto difensivo che ha vissuto l’involuzione totale di Ranocchia, l’infortunio lungo di Campagnaro ed un Handanovic non in versione Superman come lo scorso anno.

Nella valutazione salva-Mazzarri potremmo includere il difficile rapporto con i rigori, che potevano portare in dote un bottino discreto di punti in più, che non avrebbe comunque cambiato gli obiettivi della squadra, oltre alle numerose rimonte ad inizio stagione (Inter raggiunta ben 6 volte da situazione di vantaggio). L’accusa più diffusa verso il tecnico toscano riguarda la sua immobilità e poca versatilità: per farlo occorrono alternative, di uomini e caratteristiche, oltre ad un approfondito lavoro che necessita di tempo ed amalgama. Tutti elementi mancanti nella rosa neroazzurra, palesemente non all’altezza di quel nome glorioso che porta.

Orazio Rotunno

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