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Cinema, ci lascia l’attore Philip Seymour Hoffman

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Philip Seymour Hoffman in una scena di "Truman Capote - A sangue freddo"

Philip Seymour Hoffman in una scena di “Truman Capote – A sangue freddo”

Il Wall Street Journal ha annunciato che questo pomeriggio il corpo senza vita di Philip Seymour Hoffman è stato trovato nel suo appartamento di New York. Apprendiamo di questa morte con relativo ritardo, e nel frattempo il web si affollava di foto, commenti e omaggi. L’abbiamo ricordato anche noi, sempre con relativo ritardo. Se il passato è una storia che ci raccontiamo, la carriera di Hoffman è di quelle belle da raccontare, di quelle esemplari. La polizia di New York indaga e le fonti parlano di overdose di eroina, la cui dipendenza lo attanagliava da tempo. Ma a noi non importa perché l’uomo non lo conoscevamo. Noi abbiamo amato l’attore. Si direbbe che fare una distinzione è sbagliato, ma è impossibile il contrario. Qualcuno lo ha, criticamente, definito eroe. Gli eroi sono altra cosa, perché egli nell’errore era più umano dell’umano.

L’OMAGGIO – Si legge in un contributo biografico: «Sfoderando costantemente il meglio di sé, ha saputo perseverare attendendo il momento giusto per lasciare il segno». E lo ha lasciato il segno. Nella debolezza (e nonostante quella) ci ha donato la propria arte, dedizione e vita. Recitare non è soltanto interpretare un ruolo, è soprattutto interpretare un ruolo. Nel caso di Philip Seymour Hoffman, un anti-divo: sempre ai margini almeno fino all’Oscar come Miglior attore protagonista nel 2006 seguito, sei anni più tardi, dalla Coppa Volpi alla Mostra di Venezia per “The Master”(2012).

IL RICORDO – “Truman Capote. A sangue freddo”(2005) lo ha reso immortale per Hollywood. Il che lo ha reso immortale per noi che respiriamo cinema dai sobborghi periferici. Noi che lo ricordiamo sin dai tempi de “Il grande Lebowski”(1997). Che lo abbiamo adorato nei vari progetti andersoniani, in “Onora il padre e la madre”(2007) e non meno ne “La guerra di Charlie Wilson”(2007). Ammirato persino in “Red Dragon”(2002) e “Mission Impossible III”(2006). Registrato in “Hollywood, Vermont”(2000). Seguito in molte altre avventure, anche le più recenti come “I love Radio Rock”(2009) e “Hunger Games. La ragazza di fuoco”(2013). Noi che manchiamo, tuttavia, di certe visioni. Noi che leggiamo (e solo questo possiamo) del suo costante impegno nel teatro. Noi che in questo momento ci sentiamo a disagio. D’ora in poi lo vedremo con occhi diversi? Il cinema – secondo Godard – ha sempre creato dei ricordi. Allora lo ricorderemo. L’attore.

Alessandro Amato

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