Giuseppe Folchini
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Fuoridaidenti: PD Partito Desaparecidos, largo al leaderismo

Il Partito democratico cambia verso e si rifugia nel salvatore della patria. Italicum legge pessima ma non sfavorisce il M5S

Fuoridaidenti: PD Partito Desaparecidos, largo al leaderismo
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Matteo Renzi, segretario del PD

Matteo Renzi, segretario del PD

LA RESA AL LEADERISMO– In pratica, da quando Matteo Renzi è segretario del Partito Democratico, Stefano Fassina si è dimesso dal governo, Gianni Cuperlo dalla presidenza del partito e il povero Pierluigi Bersani – a cui rivolgo ancora i miei auguri per una pronta guarigione – è stato colto da un ictus. Probabilmente, nemmeno il M5S sperava tanto. La vittoria di Matteo alle primarie sancisce la resa del Partito Democratico alla politica del leaderismo, magari con pochi contenuti ma con tanti effetti speciali.  I democrat si allineano al trend di Fi e M5S e  ci metterei, seppur in forma  più edulcorata, Sel -basta dare un occhiata al simbolo “personalizzato” con il nome di Vendola-, guidati da leader carismatici ed un pò ingombranti.

CATERPILLAR E SINDACO PER HOBBY-  Certo Renzi, come Vendola, è stato eletto ( o ratificato ) democraticamente. Ma come gli altri usa  il caterpillar per imporre la linea, con una direzione saldamente in mano ai suoi. Iscritti e simpatizzanti piddini, poi, ci hanno messo del loro a complicarsi la vita. Quando scelsero Bersani come candidato premier, più adatto invece a gestire il partito, ed ora votando Renzi come segretario  che invece  sta studiando da primo ministro e a Firenze fa il sindaco per hobby .

DISPREZZO PER MINORANZA- Stefano Fassina, non ha certamente il fisique du role del comunicatore. Come lui stesso ha ammesso, si considera un grigio burocrate che parla con i documenti. Matteo Renzi invece è uno che fa  battute, come Berlusconi. Ormai la frase “Fassina chi ? “, pronunciata da Renzi rispondendo alla  domanda di un giornalista,  è diventata un tormentone, molto più noto del protagonista involontario. Solo dopo poche ore dall’ infausta frase, il vice-ministro dell’ Economia diventa ex, mettendo sul tavolo di Letta le proprie dimissioni. Il paradosso è che , rivedendo il video della conferenza stampa, sembra che effettivamente il segretario del Partito Democratico  non avesse capito il nome pronunciato dal giornalista. Eppure Renzi, preferisce lasciare intendere ciò che è stato poi inteso. Cogliendo l’occasione, di evidenziare un totale disprezzo per la minoranza interna.

PERMALOSI E NOMINATI- Certo Fassina ha spiegato che le dimissioni erano dovuto a ragioni politiche, ma la velocità di reazione indica alti tassi di permalosità. L’altra vittima di Matteo Renzi è stata quel Gianni Cuperlo, avversario alle primarie del Partito Democratico. Il quale, dopo un intervento in direzione, estremamente critico nei confronti del cosiddetto Italicum, viene bollato da come livoroso ed invidioso. Renzi di fatto risponde a Cuperlo che la riforma è chiusa, e bisogna andare avanti. Eppure Cuperlo rileva delle incongruenze, come gli effetti di una soglia troppo bassa – il 35 per cento – per lo scatto di un premio di maggioranza. Di una soglia troppo alta – l’8 per cento – per le forze non coalizzate e di un limite serio nel non consentire ancora una volta ai cittadini la scelta diretta del loro rappresentante. Tanto che successivamente, per riuscire ad a far approvare in Commissione il testo, Pd, Fi e Ncd si accordano sull’innalzamento della soglia dal 35 al 37 per cento, ed un ridimensionamento di quella necessaria per le liste coalizzate ( dal 5 al 4,5 %). Ma Gianni Cuperlo, agli occhi di Renzi ha due gravi peccati. E’ espressione della corrente di D’Alema ed è  stato eletto in Parlamento , grazie alle liste bloccate quindi non può parlare di preferenze.

ITALICUM DELEGGITIMA IL PLURALISMO- Dopo un primo momento di difficoltà, il Partito Democratico, sembra essersi ricompattato. Sia grazie al “bullo” di Firenze come lo ha dipinto Corrado Augias, sia grazie ai casini che sta combinando il M5S in Parlamento. Il prossimo 11 Febbraio, con ogni probabilità, l’Italicum supererà  il primo ostacolo della Camera, apportando le modifiche di cui sopra. Iniziando un percorso di delegittimazione del pluralismo politico, che  penalizza i piccoli partiti. Ma non certo il M5S, malgrado i suoi lamenti, poiché  non sarebbe certo fantapolitica uno scenario che veda Pd e grillini in sfida al ballottaggio. In questo caso sarebbe si fantapolitica, pensare che i radicali di Fi ed elettori leghisti votino a sinistra (si fa per dire). Proprio per questo Renzi, sta cercando di divenire appetibile anche per i “moderati” dell’altro schieramento. Potrebbe accadere anche il contrario e in uno scontro Pdl- M5S,  gli elettori piddini si troverebbero di fronte all’astensione o al nemico ( ma senza Berlusconi, più digeribile). Una istituzionalizzazione delle larghe intese. A questo punto non vi sono dubbi che il Partito Democratico abbia cambiato verso, non certo che lo abbia fatto cambiare.

Buona settimana a tutti, con le preferenze o senza.

Giuseppe Folchini

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