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Cinema, “12 anni schiavo” possibile Oscar con troppi difetti

"12 anni schiavo" è un lavoro nel complesso notevole, purtroppo appesantito da un'autorialità scomposta e a tratti persino ingenua. Certo, un'ingenuità espressiva e non d'intenti

Cinema, “12 anni schiavo” possibile Oscar con troppi difetti
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IL FILM – Tratto dall’omonimo romanzo autobiografico e prodotto dalla Plan B di Brad Pitt, “12 anni schiavo” è un lavoro nel complesso notevole, purtroppo appesantito da un’autorialità scomposta e a tratti persino ingenua. Certo, un’ingenuità espressiva e non d’intenti se si pensa che le probabilità di vincere un Oscar per il Miglior Film con un simile soggetto e un grande cast lievitano considerevolmente. Il protagonista Solomon/Platt ha il volto di Chiwetel Ejiofor, londinese di origine nigeriana già visto in “Inside Man” di Spike Lee e “American Gangster” di Ridley Scott: interprete preparato e passionale, dallo sguardo indelebile. Ma è il feticcio Michael Fassbender la vera star dello show. L’attore irlandese di origine tedesca, infatti, veste i panni di un proprietario terriero della Georgia dimostrando (soprattutto senza doppiaggio) una grande capacità di adattamento e un talento per l’introspezione ben lontani dalla spettacolarizzazione del Calvin Candie di Leonardo DiCaprio in “Django Unchained”. Il risultato è un grande affresco non privo di piattezza e retorica ma ad ogni modo necessario e godibile.

Steva McQueen, regista del film

Steva McQueen, regista del film

IL TEMA – I leitmotiv più eclatanti della pellicola sono i (lunghi) silenzi individuali e i (similmente lunghi) canti collettivi. Da sei anni a questa parte, con i precedenti “Hunger”(2008) e “Shame”(2011), il cinema del britannico Steve McQueen sembra proprio voler dire (e dirsi) questo: che la Fame, la Vergogna e la Dignità sono di ciascuno di noi e, allo stesso tempo, sono di tutti. Se un uomo ne è oberato o privato, lo sono tutti gli uomini. Non si tratta solo di una coscienza di razza, pensarlo sarebbe offensivo. I “negri” che soffrono nel film sono prima di tutto uomini e l’unica cosa che conta è il rispetto o, ancora meglio, l’amore per l’Uomo.

IL CINEMA – La speranza, è di non trovarsi costretti, tra qualche tempo, a scrivere cose come: «L’argomento è di sicuro impatto e interesse ma, nel rilevare l’urgenza comunicativa nonché estetica, si sarebbe preferito veder toccare temi meno usurati laddove i primi esempi di tale recente tendenza (leggasi Tarantino e McQueen) parevano aver già raggiunto traguardi di merito».

Alessandro Amato 

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