Simone Viscardi
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Scandalo a Roma: Camorra padrona della “bella vita”

Nelle mani della malavita organizzata 23 tra locali e pizzerie della capitale. Sequestrati alla Camorra oltre 250 milioni di beni mobili e immobili

Scandalo a Roma: Camorra padrona della “bella vita”
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Edoardo Contini, esponente di spicco della Camorra.

Edoardo Contini, esponente di spicco della Camorra.

Pizza Ciro , Pummarola & Drink , Zio Ciro Mangianapoli , Il Pizzicotto , Jamm ja , La Pastarella. Tutti nomi tipicamente partenopei e tutte roccaforti romane della Camorra. Oltre 90 ordini di custodia cautelare sono stati diramati nella giornata di giovedì nei confronti di esponenti della famiglia Righi e del Clan Contini, sparsi tra Roma, Napoli e la Toscana. L’accusa per tutti è la stessa: riciclaggio di denaro sporco mediante ristoranti e pizzerie del centro della capitale.

I RISTORANTI – Alcuni dei locali interessati dal blitz – la più grande operazione del genere nella Storia romana – si trovano in zone insospettabili – come via Rinascimento  in zona Senato – o sono molto ben frequentati, da personaggi di spicco dello spettacolo e della politica. Desta curiosità la presenza nell’elenco di una pizzeria prospiciente la basilica di Sant’Apollinare, tristemente celebre per essere stata “dimora” per anni della salma del boss romano Enrico De Pedis. Solo una coincidenza: tutti gli indagati infatti sono di provenienza campana.

GLI INDAGATI – Gli investimenti dei tre fratelli Righi nella movida romana iniziano già dagli anni ’90, dopo aver avviato con successo attività simili nel capoluogo campano. Secondo gli inquirenti, buona parte dei fondi a disposizione dei ristoratori fanno riferimento al Clan Contini, il cui boss Edoardo Contini dal 2007 è sottoposto a “carcere duro”. Le indagini vertono anche sui registri fiscali dei ristoranti in questione: per l’accusa metà degli incassi non sarebbe regolarmente dichiarata, bensì impacchettata e inviata a Napoli, direttamente nelle mani del Clan. Per sviare le indagini, questi locali venivano intestati a prestanome e società fasulle, fatte fallire “ad arte” con cadenza regolare e sostituite da nuove. Un meccanismo ben oliato, studiato nei minimi particolari anche grazie all’apporto di un viceprefetto del ministero, finito anch’esso nel registro degli indagati per associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento della camorra.

RISULTATI – Le indagini odierne, oltre agli arresti, hanno portato anche al sequestro di oltre 250 milioni di euro di beni mobili e immobili. Rimangono aperti gli esercizi pubblici, i quali hanno anche ricevuto la visita dei NAS al fine di controllare le condizioni igieniche.

Simone Viscardi

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