Enrico Steidler
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Alessandro Birindelli, un fiore nel cemento

L’allenatore degli esordienti del Pisa rifiuta un rigore inesistente e vince la gara più importante

Alessandro Birindelli, un fiore nel cemento
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«Io ho una certa pratica del mondo – confidava Don Mariano al capitano Bellodi in uno dei dialoghi più belli del celebre romanzo di Leonardo Sciascia Il giorno della civetta – e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi…E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre… Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo…»

UNA SOLA PAROLA: CHAPEAU! – E lo è anche Alessandro Birindelli, che in un mondo – quello del calcio – dove gli ominicchi e i quaquaraquà sono la regola, ha la capacità di riscattarne l’immagine con la forza del suo esempio e di ridare un senso compiuto a belle parole piene di vento. Fateci caso: dicesi Fair Play (che, per inciso, è il nome del campionato Esordienti in cui milita la squadra allenata dall’ex difensore della Juventus) il “comportamento rispettoso degli altri e delle regole sia nei rapporti sociali sia nelle competizioni sportive, politiche ecc.” (Dizionario della lingua italiana Sabatini Coletti). Ora, la distanza che separa questo ideale dalla concreta realtà, quella fatta di genitori che si azzuffano sugli spalti e di giudici sportivi che squalificano l’uomo “colpevole” di aver ritirato la sua squadra dal campo a tutela dei più alti valori dello Sport (quello con la S maiuscola), è resa meno abissale, anzi, quasi colmabile, proprio da chi NON fa le stesse mosse dei “grandi” che lo circondano. Il calcio di rigore – fischiato da un giovanissimo arbitro esordiente e un po’ nel pallone – non c’è e la tua squadra può trarne un illecito vantaggio? Non sia mai! Entra subito in campo – si è detto Birindelli ascoltando la voce della sua coscienza – ed esorta i tuoi giocatori, ragazzini di undici anni, ad aiutare l’arbitro riconoscendo l’inesistenza del penalty concesso a loro favore!

Ci rendiamo conto? Siamo circondati da ogni tipo di scorrettezze e di volgarità, ma qui c’è qualcuno che riscatta a tal punto l’immagine dell’intera baracca da farla quasi sembrare una reggia. Chissà: si beccherà una squalifica per questo? In ogni caso, anche se gliene rifilassero mille, Alessandro Birindelli, per noi, è un uomo. Grazie di esistere.

Enrico Steidler

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