Manlio Mattaccini
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Danilo Di Luca vuota il sacco: “Io dopato come tutto il gruppo”

Il ciclista abruzzese, recidivo e quindi radiato per l'utilizzo di doping, affronta in lungo e largo l'argomento con tanto di consiglio "purificatore": "Liberalizzatelo, un ciclismo senza doping non esisterà mai"

Danilo Di Luca vuota il sacco: “Io dopato come tutto il gruppo”
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Danilo Di Luca, nella poco gloriosa corsa riservata ai corridori trovati positivi al doping, va pericolosamente in fuga

Danilo Di Luca, nella poco gloriosa corsa riservata ai corridori trovati positivi al doping, va pericolosamente in fuga. Primo ciclista sceso definitivamente di bici non per scelta, ma in quanto radiato per la sua recidività , durante la trasmissione “Le Iene” si concede ad un’intervista dove alcune sue dichiarazioni rischiano di lasciare un’eredità pesante quanto possa essere il Mortirolo per le gambe di un velocista (pulito). Parole che spaziano in lungo e in largo sull’argomento, ma con un’agghiacciante conclusione, che non solo danneggia ulteriormente l’immagine del ciclismo, ma potrebbe avere ripercussioni pesanti sull’intero movimento : ” Un ciclismo senza doping potrebbe esistere, ma non ci sarà mai“.

BECCATO PER QUESTIONE DI ORE..- Il “killer di Spoltore”, questo è il suo soprannome, vuota il sacco sulla questione. E’ il primo ciclista radiato: lo si era rivisto per l’ultima volta, con un numero attaccato sulla schiena, nel recente Giro d’Italia, dove con la Vini Fantini aveva anche dato qualche buon colpo di pedale. Proprio nel mezzo della Corsa Rosa è uscita fuori l’ennesima positività, che ha mandato su tutte le furie il suo team e l’intero ciclismo italiano. Ma dalle sue parole non trapela nessun pentimento. “Ho un rimpianto: essermi fatto beccare tre volte, l’ho gestita male calcolando male i tempi. Forse anche per questione di ore”.

ISTRUZIONI PER L’USO – Di Luca scatta, e non si ferma. “Da dilettante, alcuni corridori all’improvviso andavano più forti di me. Io mi sono adeguato. Fino a dieci anni fa nessuno ne parlava: ognuno pensava per sè e nessuno diceva niente. Il doping nel ciclismo è al 99% personale“.  Non nega il consiglio e l’aiuto di alcuni medici, che lo “istruivano” su come assumere sostanze che migliorassero le prestazioni. Ma i farmaci come li trovava? “Tramite l’ambiente del ciclismo trovare i prodotti giusti è semplice”.

MI SONO ADEGUATO E TORNAI A VINCERE –Non vincevo più. Ho preso il doping e sono tornato il Di Luca che batteva tutti.” Tra il promettente esordio nei professionisti e gli anni delle vittorie internazionali, c’è un periodo dal 2002 al 2004 dove i successi sono latitati. “L’EPO è una cura che bisogna fare in un periodo di tempo. Non si fa tutti i giorni, altrimenti si viene scoperti all’antidoping”. Ovviamente c’è anche un prezziario,: ” Un’iniezione di EPO costa dai 3 ai 4 mila Euro, usciti di tasca mia“. Ma l’antidoping in che posizione sta? “L’antidoping rincorre il doping, ma il doping è sempre un passo avanti. Credo ci vogliano un paio d’anni per prendere le giuste contromisure”.

E’ UNA PRATICA COMUNE – L’accusa infamante di Di Luca, però, arriva nei confronti dei suoi colleghi: “E’ impossibile arrivare nei primi dieci del Giro d’Italia senza aver mai fatto uso di doping, anche se durante una gara è difficile farlo. Nessuno lo ammette, ma loro lo sanno. Il doping c’è e ci sarà sempre” E alla domanda se conosce qualche collega che non ne ha mai fatto ricorso, ammette : “No, non conosco nessuno che non s’è adeguato“. E da “sportivo”, fa i complimenti ai suoi colleghi che finora l’hanno fatta franca : “Sono stati più bravi di me nel non farsi beccare”.

RIMEDIO? LA LIBERALIZZAZIONE… – Per risolvere l’annosa questione, suggerisce il rimedio meno compromettente. “Bisognerebbe liberalizzarlo. Il doping non è una droga e assunto nelle giuste dosi non danneggia l’organismo. I valori in campo restano uguali, se non ci fosse il doping per nessuno i risultati sarebbero sempre gli stessi“. Di Luca adesso gestisce un negozio di bici, perchè “la bici conta, in sella devi comunque sempre essere perfetto”. La moralità e il rispetto delle regole a quanto pare no, tant’è che la colpa o il merito delle differenze sulla strada dei corridori negli ultimi anni non è attribuibile a strane sostanze, ma dall’utilizzo delle fantomatiche bici col motorino. Fino a quando non saranno beccate positive ai controlli pure quelle.

Manlio Mattaccini

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