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Tamara Apostolico e Sochi 2014, le Olimpiadi già perse dall’Italia

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Tamara Apostolico
Tamara Apostolico (qui in azione) simbolo dei valori delle Olimpiadi negati dall'Italia

Tamara Apostolico (qui in azione) simbolo dei valori delle Olimpiadi negati dall’Italia

 Sono partite le Olimpiadi Invernali di Sochi 2014: un insieme di sport di cui non frega nulla a nessuno (non sappiamo neanche dov’è Sochi! Intuiamo Russia, ma solo per le lettere del dominio), ma presentati in modo che tutti possano dirsi competenti. Quindi prepariamoci a veder riesumati gli appassionati di bob, curling, slittino, snowboard e chi più ne ha più ne metta, che puntualmente ritorneranno nel loro “cimitero degli sport ignorati” a fine manifestazione. Ma allora, alla fine della fiera, chi ci guadagna?

ALLA LUCE E NELL’OMBRA – Ci guadagnano due “enti” ben distinti: da un lato i “personaggi” (per capire cosa intendo, basta citare Federica Pellegrini ) dall’altro chi questi personaggi alle Olimpiadi li fa arrivare,. In Italia, come in altri paesi, due strutture, spesso in sinergia: la Federazione (specifica per ogni sport, ovvio) e i Gruppi sportivi militari. Il funzionamento, tagliato con l’accetta, è questo: l’atleta professionista si tessera con la Federazione che a sua volta si serve dei corpi sportivi  con i loro mezzi economici ed atletici (palestre, allenatori, un piccolo stipendio ecc.). In cambio, tantissima pubblicità gratuita (andate a vedervi i ringraziamenti degli ultimi olimpionici italiani), un po’ di orgoglio nazionale e la vittoria del merito accessibile a tutti, nel più puro spirito olimpico e costituzionale. Tutto perfetto? In Italia purtroppo no.

LA STORIA DI TAMARA: UNA VERGOGNA ITALIANA – In Italia succede purtroppo che miopia e clientelismo calpestino il merito, con l’aggravante che, in sport di nicchia, nessun mass media (neanche quelli protestanti) ne parli. Una storia che merita di essere conosciuta e che, a differenza del brutto finale, ha un inizio davvero piacevole. E’ la storia di Tamara Apostolico, una delle più belle promesse azzurre nel lancio del disco. Classe ’89, a 17 anni si toglie lo sfizio di prendersi il bronzo agli europei Juniores (prima medaglia italiana di tutti i tempi per la categoria), inizia a macinare record, ma il salto di categoria non arriva.

Nel 2010, dopo due anni difficili, ritorna all’atletica e decide di farlo in grande, ovvero andando ad imparare dai migliori: vola in Romania, da Nicoletta Grasu (attuale ct della nazionale rumena, una delle più grandi lanciatrici della storia), fa bella figura ai campionati europei under 23 e sfiora il record italiano di categoria. Ancora non basta: Tamara non è tenuta in considerazione dalla Fidal (Federazione Italiana di Atletica Leggera) e vede l’ultimo grande obiettivo: le Olimpiadi di Londra 2012.

IL DANNO E LA BEFFA – Per essere pronta, Tamara va ad allenarsi in Ungheria perché in Italia nessun corpo sportivo sceglie di supportarla. Raggiunge il minimo B per qualificarsi a Londra, realizza il suo personale migliore (59,50), arriva in finale agli Europei di Helsinki (dove l’Italia mancava da oltre vent’anni) ma nonostante tutto non viene convocata per le Olimpiadi. Motivazione? La informano voci di corridoio:”Sei andata in Romania e poi in Ungheria ad allenarti, non ti abbiamo potuto controllare in Italia, quindi sei dopata! (sic!)”.

Tamara manda giù anche questo boccone amarissimo, ed in cuor suo spera un’ultima cosa: vuole vivere del suo talento, sa di avere i numeri per entrare in un Gruppo Sportivo e si sottopone senza fiatare a tutte le richieste della FIDAL, spinta da promesse della stessa Federazione. Risultato? Dalle Olimpiadi fino all’inizio del 2013, mesi di tentennamenti dai piani alti fino al definitivo no.

LA CILIEGINA SULLA TORTA – Se questo non bastasse, a sconvolgere ci pensa la motivazione, che in parole povere può essere riassunta così: cara Tamara, è un periodo di crisi, quindi o fai un record mondiale (in effetti non ne bastava uno europeo..) o sei raccomandata (sic!) o niente! Ed inoltre tu facevi parte del clan di Arese, quindi cosa vuoi? Per capirci: Arese era l’ex presidente Fidal, in carica fino al 2012; in pratica, liti da parrocchietta. Per Tamara è troppo, smette di lottare ed a settembre 2013 si ritira definitivamente dall’atletica. La testa si rifiuta, il corpo pure, continuare non ha senso e una laurea in mediazione culturale ha molto più valore.

SE LA SOMMA NON FA IL TOTALE – Quindi, premesso che i Gruppi sportivi militari nascerebbero (il condizionale è d’obbligo) proprio per dare visibilità e mezzi a chi ha talento in occasione della propria disciplina e non a dare stipendi (en passant sarebbero soldi nostri…) all’atleta amico dell’amico (ah, non lo sapevate? In questi casi la ferma nel corpo militare spesso è definitiva, quindi si tratta di un vero e proprio vitalizio), resta una domanda da fare all’attuale presidente Fidal, Alfio Giomi.

Gentile presidente, ma con quale criterio selezionate gli atleti da mandare alle Olimpiadi? L’unica cosa qui assodata è che non è sulla base delle prestazioni ottenute. Licenziando definitivamente la Apostolico, lei ha tolto ai giochi un’atleta con questi parametri: 1105 punti da tabella IAAF (per farvi capire, è un po’ come il ranking per le squadre di calcio e gli atleti italiani di media hanno 950 punti, ndr), il terzo miglior lancio del disco della storia italiana (a 23 anni!) e una finale europea di categoria. Di contro, nel lancio del disco, l’Italia manca in finale olimpica da varie edizioni, o sbaglio?

Vede, presidente Gioni, secondo lo spirito olimpico (diverso dalla concretezza di cui sopra) le Olimpiadi sono il trionfo dello sport di tutti, e del meglio delle nazioni che ci partecipano. Tradirne i vincoli comporta una squalifica morale che brucia un’intera generazione di appassionati e rende l’Italia indegna di vantare la propria partecipazione. Un paese civile si sarebbe scusato con Tamara e l’avrebbe eletta portabandiera. Chi avanza a testa alta e faccia pulita ha già vinto: ed è per questo che l’Italia ha già perso.

Modestino Picariello

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