Modestino Picariello
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La sottile linea verde: la crisi delle giovanili italiane

Ovvero: della sopravvalutazione di Verratti e dell'inutilità delle giovanili

La sottile linea verde: la crisi delle giovanili italiane
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Daniele De Rossi, l'ultimo prodotto delle giovanili italiane

Daniele De Rossi, l’ultimo prodotto delle giovanili italiane

Sentire nella stessa frase “Verratti è un fenomeno” e “ma in Italia non si scommette sui giovani” mi provoca sempre un conato di vomito qualunquista, ma andiamo con ordine.

MITO DA SFATARE – Una delle classiche panacee da bar per i mali del calcio è l’investimento nel settore giovanile: “investiamo i soldi per far crescere i nostri ragazzi, invece di comprare a peso d’oro uno straniero di cui non sappiamo niente”. Ciò che nessuno considera, chissà perché, è che i settori giovanili hanno bisogno di due cose che in Italia praticamente non esistono: investimenti a lungo termine e tantissima pazienza.

NON E’ UN PAESE PER GIOVANI – Nel campionato della vittoria a tutti i costi, della pressione altissima e del giudizio tranchant dopo un paio di apparizioni , non c’è posto per alcun progetto di lenta crescita, pena il liciaggio mediatico di tifoseria e stampa. Le prove sono sotto gli occhi di tutti e molteplici.
Iniziamo a guardare le prime della classe di quest’anno in serie A: quanti giocatori delle proprie giovanili degli ultimi 10 anni compongono la loro rosa titolare? Risposta: nessuno, perché De Rossi, l’unico giudicabile, ha iniziato a giocare a Roma dodici anni fa. Per il resto, Florenzi fa ancora troppo turnover, Marchisio e Insigne non sono titolari, la Fiorentina fa molto mercato estero ecc.
Andiamo a chi delle giovanili prova a camparci: Atalanta ed Udinese: universalmente riconosciute come le “botteghe care” del calcio italiano, non hanno mai avuto obiettivi di vittoria, ma solo della sopravvivenza in serie A. Quindi via tutti gli impicci, anche europei (eh, ma i sorteggi sfortunati…), e sopravvalutazione del buono per la plusvalenza immediata. Alla faccia della crescita! Ma del resto, quando ti ricoprono d’oro per uno che non ha dimostrato ancora niente, come Verratti (ah, non è vero? Bene, ditemi quanto ha vinto o una partita importante in cui è risultato decisivo per la sua squadra), non puoi rifiutare….
Diretta conseguenza è che chi ha i soldi preferisce un investimento più basso (prestiti, svincolati, affari dall’estero) che riempie la rosa e non lascia posto per le proprie giovanili, inutile fucina di orpelli da girare tra le varie serie italiane o con cui gonfiare artificialmente i bilanci.

L’ERBA DEL VICINO NON E’ PIU’ VERDE – La classica risposta europeista è “ma guardate come fanno Arsenal, Manchester, Real e Barcellona”, ignorando che ci si rivolge alle quattro squadre più ricche del mondo (fonte Forbes 2013), che possono mantenere un vivaio di buon livello solo perché se lo possono permettere. In sintesi, non sei ricco perché hai un settore giovanile, ma hai le giovanili perché sei ricco e puoi fare gli investimenti a lungo termine. E non è neanche lì tutto rose e fiori, visto che ogni anno la Serie A diventa il mercato preferito dei ricconi esteri, che a volte si ritrovano in mano gente che vale tanto oro quanto pesa (basti pensare a Sanchez) altre volte con dei pacchi colossali che fanno la felicità solo dei venditori (Jovetic, Lamela, lo strapagato Nastasic, solo per fermarci ad esempi recenti). E la tendenza non si esaurisce: i più ricchi continuano ad essere i più attivi sul mercato e spensono per un singolo giocatore ciò che basterebbe per un anno di vivaio.

Forse che il vivaio non funziona? No, è soltanto che di vivaio non si vince, e chi continua ad esaltare (abitudine tutta italiana) giovani ancora sconosciuti al grande calcio fa proprio questo gioco. Troppa esposizione al sole rischia di bruciare l’erba appena nata, ma l’Italia l’ha già dimostrato: il pollice verde non ci è mai appartenuto.

Modestino Picariello

 

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2 Responses to La sottile linea verde: la crisi delle giovanili italiane

  1. mimmo 16 gennaio 2014 at 21:52

    salve sono un appassionato di calcio seguo i settori giovanile della provincia di foggia. ci sono ragazzi interessanti perche questi ragazzi non li nota nessuno e questo il motivo che le società professionistiche in italia sono scarse o sono gli osservatori che non sanno visionare i ragazzi? svegliatevi società.

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    • Antonio Fioretto 19 gennaio 2014 at 17:51

      caro mimmo, il mio pensiero è che la pressione in Italia è esagerata, quasi esasperata, sia da parte dei tifosi che delle società. Un mister non mette giovani perchè si caga sotto e perchè sa che se ne perde due di fila lo silurano…

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