Giuseppe Folchini
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Terremoto all Ars : 83 consiglieri indagati per peculato. Nella lista anche Lombardo

Terremoto all' Ars: 83 indagati per peculato. Tra gli altri Davide Faraone del Pd e l'ex governatore Lombardo. Crocetta si defila

Terremoto all Ars : 83 consiglieri indagati per peculato. Nella lista anche Lombardo
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97 INDAGATI PER PECULATO– Sono 83 i deputati regionali – alcuni in carica, altri delle scorse legislature – indagati nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Palermo sull’uso illecito dei fondi destinati ai gruppi parlamentari. L’accusa è peculato. Oltre ai parlamentari sono inquisiti 14 consulenti e dipendenti dei gruppi consigliari.

Raffaele Lombardo, ex Governatore della Sicilia

Raffaele Lombardo, ex Governatore della Sicilia

FARAONE E LOMBARDO NELLA LISTA- Tra gli indagati c’è anche Davide Faraone, deputato del Pd responsabile del Welfare nella segreteria formata da Matteo Renzi,  l’ex presidente della Regione Raffaele Lombardo e l’ex presidente dell’Ars Francesco Cascio. Con i fondi destinati al funzionamento dei gruppi parlamentari è stato acquistato di tutto: borse Louis Vuitton, cravatte, profumi e soggiorni in alberghi di lusso. Cialde per il caffè, bottiglie di acqua minerale e per la pubblicazione di necrologi. Cinquantunomila euro  giustificati come acquisto di un’auto che però, dalle indagini, risulta di uso privato e non per il gruppo politico e c’è chi avrebbe speso 1.690 euro in una gioielleria. Al responsabile Welfare Pd, Davide Faraone,  sono contestate spese per 3.380,60 euro.

CROCETTA SI DEFILA– La notizia degli avvisi di garanzia si è abbattuta sul Parlamento siciliano, nel pieno dell’esame della manovra finanziaria. Un terremoto politico che era nell’aria: non appena è giunta la notizia, di colpo l’aula dell’Assemblea e i corridoi del palazzo si sono svuotati. Anche il governatore, Rosario Crocetta, ha appreso la notizia mentre si trovava nella stanza del governo di palazzo dei Normanni, assieme ad alcuni assessori e dirigenti della Regione, con i quali era impegnato nella stesura degli ultimi emendamenti alla finanziaria. Ha preferito non aggiungere altro sulla vicenda, che coinvolge alcuni attuali parlamentari della maggioranza, anche perché il clima all’Assemblea era già molto teso per via di una norma della finanziaria da 200 milioni di euro di spesa. “Dobbiamo chiudere la finanziaria”, ha dichiarato laconico il governatore.

‘Dovessi essere rinviato a giudizio – dice Davide Faraone alla Zanzara su Radio24- mi dimetto, mi dimetto anche da uomo. Ma non ci si arriverà perché  sono sicuro di come ho usato i soldi. Sono tranquillo sull’utilizzo di queste risorse”. Non solo: Faraone aveva già precisato: “La Procura: indaghi. E se c’e’ qualche ladro deve pagare. Sono certo che emergerà chiaramente se c’e’ qualcuno che ha rubato e ha utilizzato le risorse per lucro personale”. Si dice quindi “..serenissimo, anzi, quanto accaduto sarà l’occasione per far conoscere a tutti i modi in cui ognuno di noi utilizza le risorse destinate a fini politici e di rappresentanza “.

M5S IRONICO PUR AVENDO DEI CONSIGLIERI REGIONALI NELLA STESSA SITUAZIONE- La prima replica alla notizia dell’indagine a carico di Davide Faraone arriva dal Movimento 5 Stelle: ” Il vecchio-nuovo Pd di Renzi inciampa nelle spese da…Faraone. Dopo l’inchiesta per peculato ai danni del parlamentare del Pd responsabile delle politiche di Welfare Davide Faraone, che cosa ha da dire Matteo Renzi? Perchè non parla?”, ha scritto il neo capogruppo al Senato, Vincenzo Maurizio Santangelo. Sulla stessa linea il presidente della Commissione di Vigilanza Rai,  Roberto Fico: “..Il Pd di Renzi inizia proprio bene, non c’è che dire. E chi ben comincia…
Dovrebbe essere superfluo aggiungere che un indagato non è un condannato. Ci sarà un motivo per il quale  la procedura di indagine, prevede l’avviso di garanzia. Del resto la GdF, ha sempre operato ad ampio raggio sulle spese senza fattura o scontrino. Come sanno anche gli esponenti del M5S, avendo tra il registro degli indagati il capogruppo in Regione Emilia-Romagna, Andrea Defranceschi e i consiglieri regionali del Piemonte Davide Bono e Fabrizio Biolè.

Giuseppe Folchini

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