Daniel Degli Esposti
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Egitto alle urne per il Referendum sulla Costituzione

La bozza costituzionale è destinata ad essere approvata. Divampano gli scontri nel Paese: quattro morti.

Egitto alle urne per il Referendum sulla Costituzione
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L’Egitto è in fibrillazione per il Referendum sulla nuova Costituzione. La Shari’a sarà attenuata, ma i militari avranno maggiore impatto. Cosa accadrà?

Martedì 14 gennaio 2014 sarà una data destinata a entrare nella storia dell’Egitto contemporaneo: il governo del Presidente ad interim Adly Mansour ha indetto un referendum sulla bozza costituzionale che gli uomini del Generale Abdel Fattah al-Sisi hanno proposto per il nuovo corso del Paese. I cittadini egiziani sono stati chiamati ad approvare o a respingere il progetto della legge fondamentale del loro Stato per la seconda volta negli ultimi tre anni: un primato singolare, che testimonia la complessità dello scenario politico dell’Egitto contemporaneo. L’ultima Costituzione, che era stata ratificata nel 2011, è stata sospesa dai militari dopo la deposizione dell’ex-Presidente Mohamed Morsi.

L'Egitto attende l'esito del Referendum per l'approvazione della nuova Costituzione.

L’Egitto attende l’esito del Referendum per l’approvazione della nuova Costituzione.

SHARI’A ATTENUATA. Per togliere mordente alla minaccia degli integralisti islamici, il governo provvisorio dell’Egitto ha limitato l’impatto della Shari’a, la legge tradizionale musulmana: anche se essa costituirà ancora la base della Costituzione, la sua applicazione sarà molto meno rigida rispetto alle premesse del testo del 2011. Nel preambolo della nuova Carta, si afferma che il nuovo Presidente si adopererà per “costruire un Paese democratico e moderno con un governo civile”: se queste parole lasciano spazio all’ottimismo dei liberali dell’Occidente, altre parti del testo non nascondono i progetti autoritari dei militari che, dopo la deposizione di Morsi, hanno ripreso in mano i destini dell’Egitto.

PIÙ PESO ALL’ESERCITO. La bozza della nuova Costituzione egiziana prevede un’autonomia speciale per l’esercito: nei prossimi otto anni, le Forze Armate saranno libere di scegliere il Ministro della Difesa. Questo margine consentirà ai militari di influire in maniera decisiva sull’orientamento dei Governi: il Presidente – che sarà sottoposto anche al giudizio del Parlamento – non potrà opporsi alla nomina dei generali e dovrà fare i conti con lo straordinario peso del Ministro della Difesa. L’Egitto rischierà, pertanto, di trovarsi stretto nella morsa di un nuovo conflitto istituzionale: se al-Sisi, l’uomo forte dell’esercito e il principale artefice del golpe estivo, non riuscirà a vincere le eventuali elezioni e a diventare Capo dello Stato, avrà comunque la certezza di essere il leader delle Forze Armate e di condizionare fortemente la vita del Paese. La minaccia dei militari incomberà massicciamente sul futuro prossimo dell’Egitto.

VITTORIA ANNUNCIATA E VIOLENZE. Con ogni probabilità, il referendum sancirà l’approvazione della bozza costituzionale: l’Egitto saluterà la sua nuova Carta e si avvierà verso una difficile transizione da una fase fortemente confessionale a un altro periodo nel quale le istanze militari sembrano destinate a prevalere su quelle religiose. Anche se le forze dell’esercito e dei suoi sostenitori sono decisamente superiore a quella dei suoi avversari, questo successo non avverrà in maniera indolore: se i più pacifici fra gli integralisti islamici cercheranno in ogni modo di sabotare il voto, gli esponenti delle frange oltranziste si adopereranno per bagnare di sangue la tornata elettorale. Già ora, le agenzie riportano bilanci piuttosto drammatici: in diverse regioni dell’Egitto sono divampate le violenze; nel corso degli scontri, quattro persone hanno trovato la morte. Come si chiuderà questa giornata così ricca di tensioni?

I DUBBI DELL’OCCIDENTE. L’Occidente osserva le acque torbide del Nilo e si interroga sulla strana natura della società egiziana: perché questo popolo non riesce a convivere con la democrazia? Chi analizza lo scenario dell’Egitto attraverso le tradizionali categorie europee commette un grave errore di valutazione; le vicende del Paese nordafricano sono state molto diverse da quelle del Vecchio continente e hanno generato equilibri che, sulla sponda settentrionale del Mediterraneo, risultano pressoché incomprensibili. La primavera araba aveva aperto la strada alle prime elezioni libere dell’Egitto contemporaneo, ma l’impatto dei Fratelli Musulmani e dell’integralismo islamico ha cancellato le istanze progressiste della “rivoluzione” del 2011. La deposizione di Morsi e la nuova ascesa dei militari hanno riaperto le porte a una maggiore laicità e alla ri-occidentalizzazione del Paese, ma rischiano di cancellare lo slancio di autodeterminazione che aveva guidato la Primavera Araba in nome della forza bruta e del prestigio dell’esercito. Che ne sarà dell’Egitto? Non è facile prevederlo, ma è facile pensare che il Ministero della Difesa e il Generale al-Sisi diventeranno i principali punti di riferimento dello Stato. Ci sarà ancora posto per una vera speranza di democrazia?

Daniel Degli Esposti

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