Fabio Pengo
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Qui Milan, fuori Allegri dentro Seedorf. L’inizio di un’era?

Con l'ufficialità di stamattina dell'esonero di Massimiliano Allegri, si può quasi dire aperta l'era Seedorf. Analisi e previsioni del futuro rossonero

Qui Milan, fuori Allegri dentro Seedorf. L’inizio di un’era?
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Clarence-Seedorf, dopo Allegri toccherà a lui

Clarence-Seedorf, dopo Allegri toccherà a lui

Con l’ufficialità di stamattina dell’esonero di Massimiliano Allegri la maggior parte dei tifosi milanisti sarà convinta che la società sia arrivata ad un punto di svolta e che il peggio è passato ma sfortunatamente non è così. La vicenda che ha coinvolto Max Allegri, il presidente Silvio Berlusconi, sua figlia Barbara, Adriano Galliani ed infine Clarence Seedorf – allenatore pro tempore –  è semplicemente arrivata al culmine. Difficile pensare che il nuovo allenatore, bandiera del club e durante il periodo d’oro di Ancelotti, riesca a riequilibrare una situazione guasta non solo nello spogliatoio ma anche all’interno della dirigenza.

IL BILANCIO – Subito dopo l’esonero Allegri ha ringraziato la società per l’ “esperienza gratificante“. Gratificante si, ma fino ad un certo punto: la favola tra il tecnico toscano e il club può ritenersi conclusa a  fine 2011, anno dello scudetto agevolato da una rosa a dir poco strepitosa rispetto a quella attuale. Dopo quella stagione la situazione per l’allenatore è diventata sempre più insostenibile sia a causa delle cessioni disastrose di Ibrahimovic e Thiago Silva sia a causa delle accuse rivoltegli dal presidente riguardo la gestione della squadra; dalla sua parte è sempre rimasto soltanto Adriano Galliani. Con una rosa ridimensionata e i rapporti con la dirigenza Allegri avrebbe fatto più che bene, e ne avrebbe avuto tutte le ragioni, a sottrarsi a quel progetto che è diventato sempre di più una “mission impossible” a causa dei mezzi messi a sua disposizione. Avrebbe potuto uscirne a testa alta senza dover subire attacchi interni ed esterni – quelli del presidente e della figlia – e quelli della stampa, potendo poi dire la sua e mettere in discussione il sistema gestionale del club.

MOTIVAZIONI INCOMPRESE – Capire perchè sia voluto rimanere fino all’ultimo, come un capitano che affonda insieme alla sua nave, dopo le mille difficoltà e le parole pesanti di Berlusconi rimarrà un mistero – ? – , fatto sta che adesso questa situazione kafkiana ha leso la sua immagine, perchè la sua colpa è stata di continuare nonostante avesse tirato i remi in barca già da un bel po’ di mesi,  e quella del club che si ritrova paradossalmente a galleggiare a metà classifica nonostante sia l’unica squadra italiana ad essere riuscita a superare il girone di Champions League. Dopo il licenziamento di Allegri il papabile a rivestire il ruolo di allenatore sembrava essere Filippo Inzaghi, già alle prese con le squadre giovanili del Milan ma proprio dopo poche ore la società ha trovato un accordo con Clarence Seedorf, attualmente al Botafogo. La scelta di Inzaghi sarebbe stata la più logica visto che l’ex attaccante del Milan ha già un po’ di esperienza alla guida di una squadra, sebbene giovanile. Ma se è stato un grande all’interno del rettangolo verde facendo sognare i suoi tifosi a suon di gol, all’interno dello spogliatoio non compete con il carisma innato di Seedorf capace di dettare le regole insieme a Maldini e Gattuso nei tempi che furono.

Dunque questa scelta sembra dettata dall’esigenza di dover rivitalizzare la squadra ma la risposta deve arrivare anche dalla dirigenza che non può pensare di salvare il salvabile questa stagione per poi ritrovarsi punto a capo la prossima stagione. Negli ultimi tempi sono stati fatti acquisti quasi inutili atti a rinforzare reparti già abbastanza folti senza toccare la difesa. Bisogna approfittare di questa finestra di mercato per risollevare il reparto difensivo che nelle ultime partite è stato protagonista di prestazioni esilaranti nel senso lato del termine, basti vedere la partita di domenica sera contro il Sassuolo.  Quello che una volta era il vanto della società ora sembra più che altro una fila di birilli da buttare giù con un solo colpo. In conclusione la risposta deve essere doppia – società e giocatori – a dare una svolta decisiva in questo momento che è ancora possibile rimediare.

Fabio Pengo

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