Luca Porfido
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Morto Sharon: eroe per Israele, criminale per i palestinesi

Israele dice addio ad Ariel Sharon, l'ex-premier in coma dal 2006. Compianto dai suoi connazionali e odiato dai palestinesi. Ennesima figura controversa

Morto Sharon: eroe per Israele, criminale per i palestinesi
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In molti si ricorderanno quando, lo scorso 8 aprile, dopo l’annuncio della morte di Margaret Thatcher, il mondo era diviso tra chi compiangeva la lady di ferro e chi stappava spumante in mezzo alle strade. Non bisogna allontanarsi dai confini italiani per trovare un caso equivalente: il 6 maggio anche l’opinione pubblica del Bel Paese era divisa sulla figura di Giulio Andreotti.
Quando si analizza la personalità politica di un qualsiasi personaggio del dopo guerra, è difficile trovare un compromesso: ogni attore di quel teatro che sono stati gli anni dal 1960 al 1995 (a voler specificare gli estremi temporali del sipario), ha interpretato sia la parte del “cattivo” che la parte del “buono”. Non fa nessuna eccezione neanche Ariel Sharon.

Sharon summit

Ariel Sharon ad un summit

EROE E CRIMINALE – A 85 anni si spegne, dopo essere rimasto in coma dal 2006, l’undicesimo ministro d’Israele, che ha governato dal 2001 fino al 2006 quando, proprio a causa del suo stato comatoso, fu destituito.
Per il popolo israeliano Sharon era un vero e proprio eroe nazionale e basta leggere i commenti sulla sua dipartita per farsene un’idea: “Arik era un soldato valoroso e un leader che sapeva osare. Amava la sua nazione e la sua nazione lo amava” le parole di Shimon Peres. Per Herzog invece si trattava di “Un grande e coraggioso leader e un vero sionista”, mentre il primo ministro Netanyahu lo ha definito come un “componente centrale nella lotta per la sicurezza di Israele durante tutta la sua esistenza, combattente valoroso, grande condottiero, fra i comandanti più importanti delle nostre forze armate”.
Dalla parte “opposta”, cioè quella palestinese, Sharon è visto invece come un “criminale”. Si riassume bene questa posizione nelle dichiarazioni di Jibril Rajoub, dirigente di Fatah (organizzazione politica e paramilitare palestinese ndr.), che lo definisce come un “un criminale responsabile della morte di Arafat, sfuggito alla giustizia internazionale”.

L’ACCUSA DI STRAGE – Impegnato nella lotta per il suo paese da quando aveva 10 anni (entrò a far parte del movimento “Hassadeh”), Sharon ha passato una vita nell’esercito (dall’età di 15 anni), per poi darsi alla vita politica nel 1973. La storia moderna lo ricorda prevalentemente per il suo mandato da primo ministro (carica che assunse nel 2001): Da premier, una delle sue prime decisioni fu quella di confinare Arafat a Ramallah (città palestinese). Nel 2002 andò vicino ad un processo, da parte del tribunale dell’Aja, per crimini di guerra (riferendosi ai fatti del 1982 quando, cioè, nei campi profughi di Sabra e Shatila migliaia di civili palestinesi furono massacrati dall’esercito libanese, appoggiato da quello israeliano che all’epoca aveva Sharon come ministro della difesa).

La situazione Israelo-Palestinese  non è sicuramente fatta di angeli che si scontrano con demoni, anzi si potrebbe parlare di lotta tra diavoli, strano però come quando di fronte alla morte di esponenti controversi della storia moderna ci si ritrovi ad esaltarli sempre, cancellando il passato, quasi come se si assegnasse un oscar alla sopraccitata parte del “cattivo”, convinti che l’attore ha solamente interpretato il suo copione. Sharon sarà l’ennesima figura consegnata alla storia sulla quale solo i posteri potranno fare chiarezza. Un proverbio di Salomone (per rimanere in tema ebraico) diceva” Molti si proclamano gente per bene, ma una persona fidata chi la trova?

Luca Porfido

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